QUANDO RETI, CONOSCENZE E SAPERI “SCORRONO” RESILIENTI

Aggiornato il: mar 9

“In tutto l’universo non vi è nulla di più morbido e debole dell’acqua. Ma nulla le è pari nel suo modo di opporsi a ciò che è duro. Nulla può modificare l’acqua. Che la debolezza vinca la forza, che la morbidezza vinca la durezza ognuno sulla terra lo sa, ma nessuno è in grado di fare altrettanto” è un pensiero della tradizione taoista. L’acqua può scorrere placida, dunque essere “morbida” e “debole”. Però allo stesso tempo può abbattersi impetuosa. Dipende sì dalla sua natura fluida, ma anche da ciò che la circonda a livello climatico, morfologico ed antropico. Banale, sì dirà. Invece, non lo è la consapevolezza umana della capacità di opposizione da parte dell’acqua a ciò che è duro, richiamata dalla massima orientale. O meglio, la consapevolezza spesso c’è, ma non sempre c’è una consequenzialità edilizia ed urbanistica. E i danni, talvolta anche i lutti, lo dimostrano. In linea di massima, “nulla può modificare l’acqua” è vero, ma, riprendendo la sua “morbidezza” nel trasformare il territorio, lo si può in un certo senso fare. A patto che chi pianifica, progetta ed interviene lo faccia con un approccio rispettoso verso l’acqua (e verso la natura in generale), resiliente, ponderato e non emergenziale. Lo sanno bene gli olandesi, maestri nel gestire le acque di un territorio strappato al mare, realizzato sotto il suo livello e caratterizzato dal “blu”.

E, grazie alla lezione della professoressa Irene Curulli, lo sanno bene gli studenti che hanno partecipato all’apertura del ciclo di seminari di “KNOWLEDGEvsClimatechange - Comunità in transizione per la periferia Sud di Reggio Calabria”, progetto messo in campo da “Pensando Meridiano”, dall’associazione “Reboot” e dal dArTe” dell’Università degli studi “Mediterranea” con il Centro interuniversitario “ABITAlab”.

Appunto, la prestigiosa docente dell’olandese “Tu/e- Eindhoven University of Technology”, calabrese, è intervenuta sul tema del cambiamento e della resilienza delle città olandesi in riferimento ad un territorio caratterizzato dalle acque e dalla relazione di esse ai mutamenti climatici. Una lezione importante, quella svoltasi in una gremita “Aula Bianca” del Dipartimento di Architettura e Territorio (“dArTe”), non solo per la caratura della Curulli, ma anche perché gli studenti hanno potuto apprendere la mentalità olandese e i relativi interventi, declinabili su un nostro territorio reggino e calabrese con problematiche idrogeologiche come l’impermeabilità del suolo legata all’alta urbanizzazione.

La Curulli, affiancata dalla dottoranda Alessia Leuzzo, ha spiegato come in Olanda l’acqua sia il cuore del progetto di trasformazione e dell’adattamento alle condizioni; come il rapporto fra natura e costruito sia naturale; come ci sia un equilibrio che sembra labile, ma che è sostenuto da una certa confidenza con acque e territorio; come l’acqua sia passata dall’essere problema a risorsa. Tutto ciò illustrando esempi di azioni come allagamenti pianificati e sistemi di dighe e difese naturali come le sabbie, ma anche programmi governativi caratterizzati anche da formazione, informazione, mappature del territorio, incentivazione di verde, circolarità e riduzione delle emissioni.

Interessante anche il confronto finale fra la Curulli e gli studenti, specialmente per quelli che prenderanno parte al progetto, unico calabrese fra quelli selezionati per il Sud Italia alla call "No Planet B - Fight Climate Change 2° ed." di “punto.sud” con “Fondazione con il Sud” e “Fondazione Cariplo” e co-finanziata con l'iniziativa "There isn't a Planet B!" dall'Unione Europea CSO-LA/2017/388-137. Un progetto che avrà come la popolosa periferia sud di Reggio Calabria, area urbana nella quale si potranno mettere in campo in termini analitici e progettuali, così come di sensibilizzazione delle comunità locali, gli insegnamenti della docente calabrese e delle altre illustri personalità che interverranno nei prossimi seminari e nel workshop SAD dell’Atelier di Tesi “Edifici agili in Città Circolari”.

Il seminario è stato “salutato” dal direttore del dArTe Adolfo Santini, dal direttore amministrativo dell’Ateneo Ottavio Amaro e della delegata dell’Università per l’Internazionalizzazione Marina Tornatora, che hanno espresso soddisfazione per la presenza di una “figlia d’ateneo” come Irene Curulli e per la condivisione di percorsi tra università e territorio come “KNOWLEDGEvsClimatechange” aperti a realtà internazionali, così come dal responsabile scientifico del progetto Consuelo Nava e dal responsabile tecnico del progetto Giuseppe Mangano. Infine, ci sono stati gli interventi dei professori Martino Milardi e Maria Teresa Lucarelli a chiusura dell’incontro.

Una dimostrazione, questa, di come le reti, le conoscenze e i saperi possano “scorrere” in modo resiliente. Proprio come l’acqua in Olanda.


Reggio Calabria, 06/03/2020

Luca Assumma

Album foto al link (Pagina FB "KnowledgevsClimateChange)

ph. courtesy Mikhaela Cannizzaro, Alessia Rita Palermiti

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