L'ARCHITETTURA PER DANILO VESPIER: NON SOLO CONGEGNO, MA ANCHE IDENTITA’ DEI LUOGHI

Luoghi (con relativi progetti) come il porto antico di Genova, Lisbona, le vecchie acciaierie di Sesto San Giovanni, Manhattan, il complesso “Le Albere” di Trento, Sidney, il campus universitario di Dalmine, Milano e l’istituto professionale alberghiero di Amatrice. E tematiche come la ricucitura urbana, la riqualificazione di aree ed edifici dismessi, il verde e i parchi urbani, una nuova residenzialità, la progettazione degli edifici, l’architettura identitaria, l’uso dei materiali, il recupero dei pieni e vuoti e lo skyline. Tanti gli spunti offerti da Danilo Vespier in occasione de “Le ragioni di un metodo e progetto”, il terzo open webinar interno al progetto “Knowledge vs Climate Change”.

Un momento dell'Open Webinar con Danilo Vespier


Spunti, quelli venuti fuori giovedì 14 maggio nel corso del partecipato seminario virtuale, dettati da un approccio sostenibile al progetto che va dalla scala urbana e di quartiere fino a scendere a quella dell’edificio e dei suoi dettagli, integrato e con l’ambizione di incidere strutturalmente e socialmente, influenzato dal grande Renzo Piano, col quale Vespier ha collaborato prima di intraprendere un percorso professionale in autonomia, sebbene sempre legato al maestro genovese. Un approccio, quello di Vespier, fondatore dell’omonimo studio di architettura “Vespier Architects”, che, ovviamente, sarebbe utile anche nella periferia Sud reggina. In occasione dell’incontro, animato anche da Consuelo Nava (professoressa Dipartimento Architettura e Territorio dell’Università Mediterranea e responsabile scientifica progetto “KvCC”) e da Martino Milardi, Francesca Giglio e Massimo Lauria (docenti “dArTe-Unirc), si è soffermato sul rapporto fra architettura e mutamenti climatici: «Siamo abituati all’idea che l’edificio si debba contestualizzare alle caratteristiche climatiche e che pensare ai cambiamenti climatici voglia dire portare gli edifici al limite ed adattarli a tutto. Abbiamo un’idea che l’architettura sia meno statica, ad esempio immaginiamo che l’edificio si protegga dal sole o lo catturi. È una sfida difficile, ma non dobbiamo rassegnarci ai cambiamenti climatici come dato di fatto dal quale non si può tornare indietro. Occorre combattere e vincere questa battaglia: rendere l’elemento architettonico non solo congegno, ma valorizzare il suo essere aspetto identitario, cioè che funzioni nell’adattarsi o nel produrre, ma che abbia un’identità».

Il video contributo dell'arch. Vespier al termine del suo Open Webinar- source: PMopenlab


Luca Assumma,

20/05/2020

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